I primi fotografi a Prato

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Il legame della città di Prato con la fotografia comincia pochi anni dopo la sua scoperta e passa inizialmente dalle figure dei fotografi non residenti in città e degli sperimentatori per arrivare, con i fotoamatori e i dilettanti, ai professionisti e ai commercianti. Dagli inizi degli anni Sessanta dell’Ottocento infatti è documentata la presenza di un professionista, F. Fassina, probabilmente proveniente da Firenze e prima ancora da Milano.

All’inizio del Novecento il legame si consolida con Domenico Coppi, dopo aver visto l'inglese Giorgio Wood, detto anche lo svizzero probabilmente a testimonianza dei suoi spostamenti, e l'importante figura di Germano Salvi.

Allo stesso tempo artisti, giovani curiosi e aristocratici sperimentano la nuova scoperta; i fratelli Guasti, che ben presto iniziano a sperimentare la fotografia, rimarranno nella schiera dei dilettanti, mentre personalità come Demetrio Visconti, approderanno, come molti fotografi degli inizi, dall’incisione al professionismo. Numerosi i primi anni del nuovo secolo i fotoamatori, fra questi il più conosciuto è Martino Meucci, capo donzello del Comune.

Prato tuttavia lega il suo nome agli anni d’oro della nuova arte, grazie a Germano Salvi, editore de «La Camera oscura», prima rivista italiana di fotografia, e alla sua attiva partecipazione alla Società Fotografica Italiana, della quale sarà fra i promotori, e non a caso, la cui prima escursione, verrà fatta proprio a Prato

 

Sperimentatori, dilettanti e altro

L'esordio dei professionisti


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Se vuoi approfondire: aggiornamento (2007) su Tra mestiere e diletto. La fotografia a Prato 1860-1954